Alcune definizioni
1. Il discorso indiretto libero (o erlebte Rede, dal tedesco) è una variante del discorso indiretto che fonde le modalità del discorso diretto e di quello indiretto in una forma ibrida. Esso è discorso indiretto in quanto passa attraverso la mediazione del soggetto riferente che però mantiene stilemi, cioè quegli elementi caratteristici che sono il tratto distintivo dello stile di uno scrittore o di un testo, e strutture grammaticali del discorso diretto. (Wikipedia)
2. È un “discorso rivissuto” in cui il verbo reggente scompare (per esempio “chiese di” oppure “rispose che”), per lasciare che sia la voce del personaggio – di cui si assume direttamente il punto di vista – a parlare. Questo espediente narrativo riproduce la naturalità del parlante, rendendo possibile l’interferenza tra voci diverse e consentendo all’autore di diventare invisibile. (fonte: http://www.letteraturaitalianaonline.com/tiki-index.php?page=Discorso+indiretto+libero)
3. DISCORSO INDIRETTO LIBERO. Riferisce i discorsi di un personaggio, mediante un narratore, senza introdurli con l'ausilio dei verbi dichiarativi.
4. Discorso indiretto
a) discorso indiretto: al contrario del discorso diretto non comunica pensieri e parole direttamente, ma in forma, appunto indiretta.
Prendiamo la frase di prima.
Alessandro disse: “Non c’è neve sulle piste da sci” (discorso diretto)
Alessandro le disse che non c’era neve sulle piste da sci. (discorso indiretto)
b) discorso indiretto legato: quando è introdotto dal verbo 'dire' o da un suo sinonimo.
c) discorso indiretto libero: quando manca il verbo 'dire' o un suo sinonimo. In tal caso diventa a volte piuttosto difficile individuare l'inizio del discorso, cioè quando il narratore passa da una focalizzazione esterna ad una focalizzazione interna al personaggio.
Fonte: http://spazioinwind.libero.it/terzotriennio/letterat/discorso.htm
Il discorso indiretto libero in Giovanni Verga [modifica]
Il discorso indiretto libero in Mastro Don Gesualdo [modifica]
Nel monologo interiore al capitolo IV di Mastro-don Gesualdo, dove Gesualdo rievoca la sua storia, vi è un esempio molto rappresentativo di discorso indiretto libero: "Egli invece non aveva sonno. Si sentiva allargare il cuore. Gli venivano tanti ricordi piacevoli. Ne aveva portate delle pietre sulle spalle, prima di fabbricare quel magazzino! E ne aveva passati dei giorni senza pane, prima di possedere tutta quella roba!".[11]
In questa parte del testo, fino a "gli venivano tanti ricordi piacevoli", il discorso è del narratore che descrive, rimanendo all'esterno, lo stato d'animo di Gesualdo, mentre subito dopo inizia, pronunciato mentalmente, il discorso del personaggio con un passaggio che non si avverte ed che è talmente vicino al discorso diretto da conservarne tutte le sfumature e i modi di dire caratteristici del personaggio.
Il discorso indiretto libero in I Malavoglia [modifica]
Ne I Malavoglia il discorso indiretto libero riferisce non solo i discorsi di singoli personaggi ma anche parole di un imprecisato parlante, che coincide con la collettività del paese, con gli occhi del quale sono visti i fatti.
Nel III capitolo si legge: "Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese (... ). Il mare si udiva muggire attorno ai faraglioni, che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di sant'Alfio... ", dove è evidente che il discorso non fa altro che riprodurre il tipico modo di esprimersi dei pescatori di Aci Trezza e che non è un solo personaggio che parla.
Le parole riportate sono infatti quelle della collettività e non di un preciso personaggio, per cui la "voce" che racconta non è quella dell'autore esterno ai fatti con la sua cultura e il suo linguaggio, ma una voce popolare interna al mondo rappresentato, in cui l'autore scompare.
Mentre nei Malavoglia è difficile certe volte stabilire se il discorso appartiene al narratore o ad un personaggio, questo non avviene nel discorso indiretto libero "ortodosso" dove risulta evidente che viene riportato un discorso preciso, pronunciato o pensato da un particolare personaggio, riuscendo così a distinguere dove questo ha inizio e dove termina il discorso del narratore.
Nei Malavoglia pertanto la confusione tra narratore e personaggi serve a far risaltare che il narratore è all'interno del mondo rappresentato rendendo così maggiormente evidente che quella realtà "si racconti da sé".
Il discorso indiretto libero è uno strumento narrativo diffusissimo nell'area del romanzo otto-novecentesco e viene pertanto a costituire una struttura alternativa rispetto al discorso diretto o indiretto, che ha lo scopo di rendere più vivace lo stile.
Esempi di discorso indiretto libero: “Si ricordava ancora che aspetto avesse il mondo? Sì, certo aveva tanti bei ricordi del tempo in cui ci vedeva.” E’ la trasposizione in indiretto libero delle frasi, pronunciate dallo stesso narratore-protagonista e dal suo interlocutore, il ragazzo cieco, “Ti ricordi ancora che aspetto ha il mondo? Sì, certo, ho tanti bei ricordi del tempo in cui ci vedevo”.
Fonte:
ssg.unifi.it%2Fdip%2Fmateriali%2F2320%2Flezione%25207B.doc&ei=Z5VoS6CvEKPcmgPhvY23Bg&usg=AFQjCNHIOKvt5t6nmZlC_0aG5lVXZKnytg&sig2=JwMmMe60Ys_iFByIedU9Vg
Blog della classe 1A liceo classico del Liceo G. Peano di Tortona, a.s. 2011 - 2012. Creatore: prof. Giacomo Pernigotti
martedì 23 febbraio 2010
Megalopoli e metropoli
Fonte: wikipedia
Il termine megalopoli deriva da un'antica cittadina greca in Arcadia (Peloponneso) e fu ripreso da Jean Gottmann, uno studioso di geografia, nel 1957.
Alle megalopoli i geografi riconoscono qualità urbane più evolute, derivanti dalla grandissima concentrazione di funzioni e azioni sempre più specializzate. Nella definizione originaria di Gottmann, essa ha una struttura polinucleare, specializzata e a "nebulosa", con una popolazione complessiva di almeno 20 milioni di abitanti e non presuppone un continuum edificato, ma include al proprio interno anche aree agricole e foreste.
Il primo caso di megalopoli fu studiato infatti dal Gottmann lungo la fascia costiera urbanizzata nord-orientale degli Stati Uniti d'America che si estende da Boston a Washington D.C.. Questa è l'area di più antica urbanizzazione degli Stati Uniti, che corrisponde all'incirca al territorio delle originarie colonie fondatrici della grande nazione americana. In essa si concentrano, nei suoi centri urbani principali come New York, Washington, Baltimora, Filadelfia, Boston, funzioni altamente evolute e specializzate proprie della società postindustriale. Si crea in questo modo una nuova forma di agglomerato urbano continuo, in cui la successione di queste aree metropolitane viene divisa solo da piccole zone boschive, che si frappongono simbolicamente alla continuità dell’urbano. Sempre secondo le teorie di Gottmann questa particolare area dell’America del nord andava a formare un grande agglomerato urbano con 40 milioni di abitanti e con una estensione di 700 km;
Altre megalopoli furono di seguito identificate e analizzate da altri studiosi negli anni Sessanta e Settanta: Kostantinos Apostolos Doxiadis studiò la megalopoli dei Grandi Laghi, Peter Hall la megalopoli inglese, Isomura e altri la megalopoli giapponese del Tokaido, altri studiosi italiani la megalopoli mediterranea.
Più di recente una megalopoli fu riconosciuta nel conglomerato urbano popolato da diverse decine di milioni di abitanti che si espande su un vastissimo territorio, da Londra, in Inghilterra al nord-Italia, passando per il Benelux, il conglomerato svizzero Ginevra-Berna-Zurigo, ed il bacino tedesco della Ruhr. Questa entità geografica è stata chiamata "dorsale europea", a causa della posizione centrale nel continente, o, da Roger Brunet all'inizio degli anni '90, "Banana blu" per via della forma con cui appare nelle immagini satellitari. Molti studiosi allargano concettualmente le propaggini dell'area metropolitana interessata fino alle Midlands Occidentali inglesi, alla Francia settentrionale e Francoforte.
La super-regione europea costituisce il motore politico ed economico dell'Unione europea e domina le zone periferiche, meno dinamiche in termini demografici.

Metropoli
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una metropoli (in greco antico metèr = madre e polis = città/popolazione) è una città di grandi dimensioni la cui area metropolitana si aggira intorno o supera il milione di abitanti, centro economico e culturale di una regione o di un paese e spesso nodo di comunicazioni internazionali.
Nell'antica Grecia il termine veniva usato nelle colonie per riferirsi alla città da cui dipendevano, successivamente, in latino la parola venne a designare il capoluogo di una provincia o di un'arcidiocesi importante, sede di provincia ecclesiastica.
Nell'uso moderno la parola può designare un'area metropolitana, un insieme di città interconnesse intorno ad un centro maggiore. Il termine "metropolitano" significa dunque che interessa l'intera metropoli, proprio della metropoli, in contrapposizione a ciò che è esterno, provinciale.
In francese e portoghese, la parola sta a identificare la porzione di territorio del paese sul continente europeo, in opposizione ai territori d'oltremare.
Metropoli italiane [modifica]
In Italia sono tre le città con popolazione residente superiore al milione di abitanti: Roma, Milano e Napoli. Diventano 4 includendo Torino, che ha una residenza di popolazione di poco inferiore al milione. Di fatto la nozione di metropoli, come città di oltre 1 milione di abitanti, non coincide con quella, più ampia, di città metropolitana definita dall'art. 114 della Costituzione della Repubblica italiana, tenendo conto di dati demografici urbanistici ed amministrativi. Sono 9 le definite aree metropolitane, comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, insieme si rispettivi insediamenti limitrofi, con cui intercorrono rapporti di stretta integrazione territoriale e relativi ad attività economiche, servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali[1]. Le tre principali metropoli italiane, come aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli, ascendono ad una popolazione che supera i 3 milioni di abitanti.[2].
Il termine megalopoli deriva da un'antica cittadina greca in Arcadia (Peloponneso) e fu ripreso da Jean Gottmann, uno studioso di geografia, nel 1957.
Alle megalopoli i geografi riconoscono qualità urbane più evolute, derivanti dalla grandissima concentrazione di funzioni e azioni sempre più specializzate. Nella definizione originaria di Gottmann, essa ha una struttura polinucleare, specializzata e a "nebulosa", con una popolazione complessiva di almeno 20 milioni di abitanti e non presuppone un continuum edificato, ma include al proprio interno anche aree agricole e foreste.
Il primo caso di megalopoli fu studiato infatti dal Gottmann lungo la fascia costiera urbanizzata nord-orientale degli Stati Uniti d'America che si estende da Boston a Washington D.C.. Questa è l'area di più antica urbanizzazione degli Stati Uniti, che corrisponde all'incirca al territorio delle originarie colonie fondatrici della grande nazione americana. In essa si concentrano, nei suoi centri urbani principali come New York, Washington, Baltimora, Filadelfia, Boston, funzioni altamente evolute e specializzate proprie della società postindustriale. Si crea in questo modo una nuova forma di agglomerato urbano continuo, in cui la successione di queste aree metropolitane viene divisa solo da piccole zone boschive, che si frappongono simbolicamente alla continuità dell’urbano. Sempre secondo le teorie di Gottmann questa particolare area dell’America del nord andava a formare un grande agglomerato urbano con 40 milioni di abitanti e con una estensione di 700 km;
Altre megalopoli furono di seguito identificate e analizzate da altri studiosi negli anni Sessanta e Settanta: Kostantinos Apostolos Doxiadis studiò la megalopoli dei Grandi Laghi, Peter Hall la megalopoli inglese, Isomura e altri la megalopoli giapponese del Tokaido, altri studiosi italiani la megalopoli mediterranea.
Più di recente una megalopoli fu riconosciuta nel conglomerato urbano popolato da diverse decine di milioni di abitanti che si espande su un vastissimo territorio, da Londra, in Inghilterra al nord-Italia, passando per il Benelux, il conglomerato svizzero Ginevra-Berna-Zurigo, ed il bacino tedesco della Ruhr. Questa entità geografica è stata chiamata "dorsale europea", a causa della posizione centrale nel continente, o, da Roger Brunet all'inizio degli anni '90, "Banana blu" per via della forma con cui appare nelle immagini satellitari. Molti studiosi allargano concettualmente le propaggini dell'area metropolitana interessata fino alle Midlands Occidentali inglesi, alla Francia settentrionale e Francoforte.
La super-regione europea costituisce il motore politico ed economico dell'Unione europea e domina le zone periferiche, meno dinamiche in termini demografici.
Metropoli
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una metropoli (in greco antico metèr = madre e polis = città/popolazione) è una città di grandi dimensioni la cui area metropolitana si aggira intorno o supera il milione di abitanti, centro economico e culturale di una regione o di un paese e spesso nodo di comunicazioni internazionali.
Nell'antica Grecia il termine veniva usato nelle colonie per riferirsi alla città da cui dipendevano, successivamente, in latino la parola venne a designare il capoluogo di una provincia o di un'arcidiocesi importante, sede di provincia ecclesiastica.
Nell'uso moderno la parola può designare un'area metropolitana, un insieme di città interconnesse intorno ad un centro maggiore. Il termine "metropolitano" significa dunque che interessa l'intera metropoli, proprio della metropoli, in contrapposizione a ciò che è esterno, provinciale.
In francese e portoghese, la parola sta a identificare la porzione di territorio del paese sul continente europeo, in opposizione ai territori d'oltremare.
Metropoli italiane [modifica]
In Italia sono tre le città con popolazione residente superiore al milione di abitanti: Roma, Milano e Napoli. Diventano 4 includendo Torino, che ha una residenza di popolazione di poco inferiore al milione. Di fatto la nozione di metropoli, come città di oltre 1 milione di abitanti, non coincide con quella, più ampia, di città metropolitana definita dall'art. 114 della Costituzione della Repubblica italiana, tenendo conto di dati demografici urbanistici ed amministrativi. Sono 9 le definite aree metropolitane, comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, insieme si rispettivi insediamenti limitrofi, con cui intercorrono rapporti di stretta integrazione territoriale e relativi ad attività economiche, servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali[1]. Le tre principali metropoli italiane, come aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli, ascendono ad una popolazione che supera i 3 milioni di abitanti.[2].
lunedì 25 gennaio 2010
mercoledì 20 gennaio 2010
Il premio per un buon lavoro
lunedì 11 gennaio 2010
Qualcosa di Friedrich Glauser da Wikipedia
Friedrich Glauser
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Friedrich Glauser a Nervi.
Friedrich Glauser (Vienna, 4 febbraio 1896 – Nervi, 8 dicembre 1938) è stato uno scrittore svizzero di lingua tedesca.
Indice
* 1 Biografia
* 2 Opere
* 3 Poetica
* 4 Altri progetti
* 5 Collegamenti esterni
Biografia
Ebbe una vita breve e turbolenta: nella giovinezza studiò tre anni in riformatorio dopo averne passati altrettanti al ginnasio di Vienna. Si iscrisse ad un collegio di Ginevra ma venne espulso. Dopo essersi diplomato a Zurigo, fuggì di casa nel 1921 e si arruolò nella Legione Straniera.
Visse il resto della sua intensa vita in un continuo viaggio per l'Europa (minatore in Belgio, infermiere a Charleroi, nell'avanguardia a Parigi, aiuto-giardiniere in Svizzera). Di indole ribelle frequentò ospizi, case-alloggio per giovani disagiati e manicomi, luoghi dai quali trasse spunto per molti dei suoi romanzi. Fu internato diverse volte in quanto tossicodipendente da morfina.
Opere
La sua opera letteraria risulta divisibile in due filoni distinti: da un lato quello poliziesco legato alla figura del Wachtmeister Studer (1936; Il sergente Studer) e che, oltre al richiamato romanzo, conta tra le sue opere Matto regiert (1936; Il regno di Matto), Die Fieberkurve (1938; Il grafico della febbre), Der Chinese (1939; Il cinese), Krock & Co(1941), Wachtmeister Studer erste Fälle (1986; I primi casi del sergente Studer), mentre dall'altro romanzi autobiografici quali Gourrama (1940), Dada, Ascona und andere Erinnerungen (1976; Dada, Ascona e altri ricordi), Morphium (1970, Morfina), Hinter Mauern (1991, Oltre il muro).
Un ibrido tra le due tendenze è presente nel romanzo Der Tee der drei alten Damen (1941; Il tè delle tre vecchie signore) dove, su uno sfondo poliziesco, a elementi paranormali si fondono elementi autobiografici.
Poetica
Presentato come il "Simenon svizzero" dal suo editore zurighese, ha in comune con lo scrittore belga l'attenzione al doloroso confronto umano che è generato dal delitto e la meticolosa investigazione del "quid" che spinge una persona normale a uscire dalla società civile rendendosi colpevole di un omicidio.
Sfondo dei suoi romanzi polizieschi è la provincia svizzera di inizio secolo, di cui non esita a denunciare la brutale burocratizzazione di ogni aspetto della vita.
Altri progetti [modifica]
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Friedrich Glauser a Nervi.
Friedrich Glauser (Vienna, 4 febbraio 1896 – Nervi, 8 dicembre 1938) è stato uno scrittore svizzero di lingua tedesca.
Indice
* 1 Biografia
* 2 Opere
* 3 Poetica
* 4 Altri progetti
* 5 Collegamenti esterni
Biografia
Ebbe una vita breve e turbolenta: nella giovinezza studiò tre anni in riformatorio dopo averne passati altrettanti al ginnasio di Vienna. Si iscrisse ad un collegio di Ginevra ma venne espulso. Dopo essersi diplomato a Zurigo, fuggì di casa nel 1921 e si arruolò nella Legione Straniera.
Visse il resto della sua intensa vita in un continuo viaggio per l'Europa (minatore in Belgio, infermiere a Charleroi, nell'avanguardia a Parigi, aiuto-giardiniere in Svizzera). Di indole ribelle frequentò ospizi, case-alloggio per giovani disagiati e manicomi, luoghi dai quali trasse spunto per molti dei suoi romanzi. Fu internato diverse volte in quanto tossicodipendente da morfina.
Opere
La sua opera letteraria risulta divisibile in due filoni distinti: da un lato quello poliziesco legato alla figura del Wachtmeister Studer (1936; Il sergente Studer) e che, oltre al richiamato romanzo, conta tra le sue opere Matto regiert (1936; Il regno di Matto), Die Fieberkurve (1938; Il grafico della febbre), Der Chinese (1939; Il cinese), Krock & Co(1941), Wachtmeister Studer erste Fälle (1986; I primi casi del sergente Studer), mentre dall'altro romanzi autobiografici quali Gourrama (1940), Dada, Ascona und andere Erinnerungen (1976; Dada, Ascona e altri ricordi), Morphium (1970, Morfina), Hinter Mauern (1991, Oltre il muro).
Un ibrido tra le due tendenze è presente nel romanzo Der Tee der drei alten Damen (1941; Il tè delle tre vecchie signore) dove, su uno sfondo poliziesco, a elementi paranormali si fondono elementi autobiografici.
Poetica
Presentato come il "Simenon svizzero" dal suo editore zurighese, ha in comune con lo scrittore belga l'attenzione al doloroso confronto umano che è generato dal delitto e la meticolosa investigazione del "quid" che spinge una persona normale a uscire dalla società civile rendendosi colpevole di un omicidio.
Sfondo dei suoi romanzi polizieschi è la provincia svizzera di inizio secolo, di cui non esita a denunciare la brutale burocratizzazione di ogni aspetto della vita.
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venerdì 8 gennaio 2010
Domani a casa
Ufficiale: domani sabato 9 gennaio 2010 scuole chiuse in base a un'ordinanza del Comune di Tortona.
Ho avuto comunicazione dal vicario Agosti.
Buon riposo e buona neve
Il professore
Ho avuto comunicazione dal vicario Agosti.
Buon riposo e buona neve
Il professore
martedì 15 dicembre 2009
L'uomo con il problema. Alcuni esempi di riassunto
Riassunto di 282 parole
Un uomo e sua moglie Karen da un po’ di tempo non andavano più d’accordo. La moglie aveva cominciato a vedersi con Steve, un poliziotto, e non lo nascondeva al marito. L’uomo però amava ancora la moglie e non voleva assolutamente concederle il divorzo.
Una sera l’uomo torna a casa e trova la moglie morta: la donna si è suicidata poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei. L’uomo, disperato ma lucido, elabora un piano per vendicarsi di Steve.
Il mattino dopo egli si reca nel quartiere in cui l’amante della moglie lavora, affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e, salito nella camera, esce dalla finestra sul cornicione. Qualcuno si accorge di questo gesto e avvisa la direzione; mentre in strada si forma un ingorgo di macchine e pedoni attratti dalla scena, alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo: un fattorino, il vice direttore, il direttore stesso, un sacerdote, un medico. Ma l’uomo, che ha detto di chiamarsi Carl Adams per non mettere sull’avviso l’amante della moglie, rifiuta persino di parlare; solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino e che, come l’uomo aveva calcolato, è subito accorso, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, quando per la seconda volta il poliziotto tenta di convincerlo a non suicidarsi, l’uomo sembra accettare l’idea, ma, simulando un mancamento, chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Steve, che a quanto pare non conosce fisicamente il marito di Karen, si avvicina senza sospetti; quando i due ormai sono vicini, l’uomo rivela la propria identità e, mentre gli comunica il suicidio della moglie, afferra il poliziotto e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 203 parole
Il matrimonio di un uomo e della moglie Karen è in crisi. La moglie si vede con Steve, un poliziotto, e il marito lo sa. L’uomo però non vuole assolutamente concederle il divorzo.
Una sera l’uomo trova la moglie morta suicida poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei. L’uomo elabora un piano per vendicarsi del poliziotto.
Il mattino dopo egli si reca nel quartiere in Steve lavora, affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e esce sul cornicione. Mentre in strada si forma un ingorgo di macchine e pedoni attratti dalla scena, alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo. Ma l’uomo, che ha detto di chiamarsi Carl Adams, rifiuta il loro aiuto. Solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino e che è subito accorso, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, quando per la seconda volta il poliziotto tenta di convincerlo a non suicidarsi, l’uomo sembra accettare l’idea, ma chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Steve si avvicina senza sospetti; quando i due ormai sono vicini, l’uomo rivela la propria identità e la fine della moglie; poi afferra il poliziotto e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 121 parole
Un uomo e la moglie Karen sono in crisi. La moglie ha un amante, Steve, un poliziotto.
Una sera l’uomo trova la moglie morta suicida poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei.
Il mattino dopo egli affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e minaccia di buttarsi giù dal cornicione. Alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo. Ma solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, al secondo tentativo del poliziotto, l’uomo sembra rinunciare al suicidio, ma chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Quando Steve lo raggiunge, l’uomo rivela la propria identità e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 48 parole
Karen per l’abbandono dell’amante Steve, un poliziotto, si suicida.
Il marito minaccia di buttarsi da un palazzo. Tra gli altri anche Steve, di servizio nel quartiere, prova a dissuaderlo; l’uomo chiede all’agente di aiutarlo a rientrare, ma, quando quello lo raggiunge, lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Un uomo e sua moglie Karen da un po’ di tempo non andavano più d’accordo. La moglie aveva cominciato a vedersi con Steve, un poliziotto, e non lo nascondeva al marito. L’uomo però amava ancora la moglie e non voleva assolutamente concederle il divorzo.
Una sera l’uomo torna a casa e trova la moglie morta: la donna si è suicidata poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei. L’uomo, disperato ma lucido, elabora un piano per vendicarsi di Steve.
Il mattino dopo egli si reca nel quartiere in cui l’amante della moglie lavora, affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e, salito nella camera, esce dalla finestra sul cornicione. Qualcuno si accorge di questo gesto e avvisa la direzione; mentre in strada si forma un ingorgo di macchine e pedoni attratti dalla scena, alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo: un fattorino, il vice direttore, il direttore stesso, un sacerdote, un medico. Ma l’uomo, che ha detto di chiamarsi Carl Adams per non mettere sull’avviso l’amante della moglie, rifiuta persino di parlare; solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino e che, come l’uomo aveva calcolato, è subito accorso, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, quando per la seconda volta il poliziotto tenta di convincerlo a non suicidarsi, l’uomo sembra accettare l’idea, ma, simulando un mancamento, chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Steve, che a quanto pare non conosce fisicamente il marito di Karen, si avvicina senza sospetti; quando i due ormai sono vicini, l’uomo rivela la propria identità e, mentre gli comunica il suicidio della moglie, afferra il poliziotto e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 203 parole
Il matrimonio di un uomo e della moglie Karen è in crisi. La moglie si vede con Steve, un poliziotto, e il marito lo sa. L’uomo però non vuole assolutamente concederle il divorzo.
Una sera l’uomo trova la moglie morta suicida poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei. L’uomo elabora un piano per vendicarsi del poliziotto.
Il mattino dopo egli si reca nel quartiere in Steve lavora, affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e esce sul cornicione. Mentre in strada si forma un ingorgo di macchine e pedoni attratti dalla scena, alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo. Ma l’uomo, che ha detto di chiamarsi Carl Adams, rifiuta il loro aiuto. Solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino e che è subito accorso, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, quando per la seconda volta il poliziotto tenta di convincerlo a non suicidarsi, l’uomo sembra accettare l’idea, ma chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Steve si avvicina senza sospetti; quando i due ormai sono vicini, l’uomo rivela la propria identità e la fine della moglie; poi afferra il poliziotto e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 121 parole
Un uomo e la moglie Karen sono in crisi. La moglie ha un amante, Steve, un poliziotto.
Una sera l’uomo trova la moglie morta suicida poiché Steve si è rifiutato di fuggire con lei.
Il mattino dopo egli affitta una stanza al ventiseiesimo piano di un palazzo e minaccia di buttarsi giù dal cornicione. Alle finestre della stanza si avvicendano varie persone che tentano di dissuadere l’uomo. Ma solo con Steve, che stava dirigendo il traffico lì vicino, egli dimostra maggiore disponibilità; anzi, al secondo tentativo del poliziotto, l’uomo sembra rinunciare al suicidio, ma chiede all’agente di scendere sul cornicione per aiutarlo a rientare. Quando Steve lo raggiunge, l’uomo rivela la propria identità e lo trascina insieme a sé nel vuoto.
Riassunto di 48 parole
Karen per l’abbandono dell’amante Steve, un poliziotto, si suicida.
Il marito minaccia di buttarsi da un palazzo. Tra gli altri anche Steve, di servizio nel quartiere, prova a dissuaderlo; l’uomo chiede all’agente di aiutarlo a rientrare, ma, quando quello lo raggiunge, lo trascina insieme a sé nel vuoto.
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